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Nyko_86 / Foter / CC BY-NC-SA

Moda, nuova tendenza o ritorno di fiamma sta di fatto che l’ allenamento funzionale è depositario dell’ evoluzione stessa dell’ uomo e lo riconcilia col suo istinto più genuino e con la più salutare intelligenza corporea, un’ intelligenza che la macchina umana sembra aver smarrito da quando ha smesso di organizzarsi direttamente per la propria sopravvivenza. Il progresso tecnologico ha dovuto inventare l’ industria del fitness per consentire agli individui di riappriopriarsi del movimento ma non è bastato. Le macchine isotoniche, non rispettando alcuni principi basilari, hanno creato corpi sempre più sbilanciati forti solo in apparenza.

 Già diversi anni or sono in una pubblicazione dal titolo “Funzionale, il segreto dell’ armonia” (www.uncorpopovero.it Multimedia Pubblicazioni) sottolineai come il corpo non concepisca il movimento ma il progetto globale attraverso l’ orchestra delle catene muscolari il cui concetto ci aiuta a comprendere il significato di funzionale. E’ proprio per sposare questo assioma che  l’industria del fitness comincia a sfornare macchine per la muscolazione a leve indipendenti, cavi e altri marchingegni in grado di destabilizzare o introdurre diagonali e avvitamenti per simulare quanto più possibile i movimenti della vita quotidiana. Ma il nostro quotidiano è fatto ormai di automobile, computer, scrivania, qualche rampa di scale e se ci va bene alcune ore di sport alla settimana.

D’ altro canto per gli sportivi veri o i professionisti l’ allenamento funzionale non è mai stato un mistero, tutt’ altro! Nei loro protocolli di lavoro ci sono sempre state e sempre ci saranno sedute del genere anche perchè  sono  proprio quelle che danno un taglio di qualità e contribuiscono ad ottimizzare le prestazioni. Ecco allora alla riscossa negli ambienti del fitness manubri, bilancieri, power bags, kettlebells, trx, funi, palle mediche, pedane propriocettive e via discorrendo. Ben vengano per carità! Oggi non ci guardiamo più le spalle dal nemico o dalle belve feroci, non cacciamo più per procurarci da mangiare arrampicandoci, inseguendo prede, correndo o saltando da un fosso all’ altro; non scrutiamo più neppure il cielo per capire se è favorevole alla semina, al raccolto o ai nostri spostamenti. Ci sono le catene alimentari per il cibo e ci spostiamo ormai con i mezzi di locomozione pertanto il cielo, se siamo fortunati, lo guardiamo solo per sognare. Sono state così minate le nostre capacità di equilibrio, destrezza e agiità, le nostre possibilità di attivazione del “core” e la più elementare fluidità del corpo che si esprime naturalmente attraverso diagonali e spirali. Persino i nostri occhi lavorano unicamente in linea retta, aggrappandosi alla realtà per sostituire le nostre ormai desuete fondamenta, i piedi, e privandoci di quella visione periferica così necessaria al mantenimento di una postura efficiente. Siamo imprigionati in un corpo ormai devastato da “fissazioni” meccaniche, organiche ed emozionali che inevitabilmente “ritirano” il nostro connettivo vero e proprio organo della postura (vedi la precedente pubblicazione “I musicisti, la postura e la musica del corpo”). Sembriamo progettati per andare avanti solo lungo quel rettilineo che appare un po’ come la rappresentazione di una visione produttivistica dell’ esistenza: in un sistema in cui l’ alta finanza produce denaro dal nulla la nostra forma mentis si è strutturata per il raggiungimento ansiogeno, continuo e costante di un obiettivo anche quando questo non c’ è o non lo conosciamo. E non intendo dire che non bisogna avere obiettivi nella vita ma che la macchina umana è progettata per l’ interazione, la comunicazione e persino l’ autoguarigione attraverso  l’interconnessione dei propri stessi sistemi compreso quello delle catene muscolari e connettivali. Una meravilgiosa metafora allora l’ allenamento funzionale, ma tutto il corpo in verità, di quella che dovrebbe essere la società ideale in cui ogni organismo e sottosistema partecipa, con le proprie specificità e in perfetta armonia con gli altri, al raggiungimento di quel famoso progetto globale. Ma  l’ intelligenza del corpo, per quanto minata, obbedisce a un sovrano assoluto, un ben più nobile disegno: la tutela  stessa del sistema, la sua omeostasi, il suo equilibrio.

 Se è vero che dal punto di vista funzionale noi siamo tanto forti quanto le nostre articolazioni più deboli e che un’ articolazione debole può portare ad un infortunio serio, ecco come il concetto di stabilità segmentale, tipico dell’ allenamento funzionale, è importante per la prevenzione degli infortuni. I muscoli segmentali, pur essendo piccoli e poco potenti, sono efficientissimi nel percerpire la posizione delle vertebre e, in seguito alle continue perturbazioni che il disequilibrio di molti esercizi funzionali produce, innescano un validissimo feedback neurologico che concilia i riflessi dei muscoli attorno alle articolazioni contribuendo alla loro stabilità. Quando è in atto una sequenza non appropriata delle forze muscolari o una perdita momentanea della capacità di controllo motorio, alcune articolazioni evitano la flessione completa mentre altre la raggiungono; ciò induce una riduzone temporanea di qualche muscolo intersegmantale consentendo la rotazione della singola articolazione fino al punto in cui i tessuti passivi, ma anche altri, vengono danneggiati. Per questo la necessità di un “core”, un centro di velocità equilibrato e potente sia nello sport che nella vita quotidiana; vale a dire addominali, intesi sia come corsetto esterno che interno; ma anche zona lombare e glutei; estensori, flessori e rotatori dell’ anca; adduttori e abduttori. Pur se appare paradossale è proprio l’ intelligenza corporea che mette in atto certi meccanismi di compenso ma fa il suo lavoro, consente il mantenimento delle funzioni egemoniche. E allora tanto vale supportarla e canalizzarla nella direzione giusta con l’ allenamento funzionale, e non solo grazie all’ attivazione del core.

L’ inserimento di diagonali e spirali, altra peculiarità di questo tipo di training, rispristina le condizioni per un’ articolarità globale nel rispetto delle leggi della fisiologia e della stabilità articolare.  La capacità di negoziare con la forza di gravità attraverso la consapevolezza delle tensioni è pregiudicata, nel nostro vissuto quotidiano, dagli affossamenti emotivi, da posture imprudenti anche durante l’ attività fisica e da stili di vita inadeguati; tutto ciò comprime manco a farlo apposta i centri di controrotazione, le articolazioni, veri e propri snodi ferroviari che anzichè fungere da trasduttori di forze da una parte all’ altra del corpo ne diventano per assurdo gli inibitori producendo squilibri muscolari. A conti fatti è come se fossimo noi stessi a sabotare l’ intelligenza del corpo per motivi che a parer mio hanno a che fare fin troppo spesso con i nostri modelli culturali più che con la  biomeccanica, ma questo è un sentiero minato anche se intrigante e mi riservo di percorrerlo in una prossima dissertazione. Intanto l’ allenamento funzionale può essere una variante o anche un inizio per imprimere una sferzata di energia alla nostra fisicità e non solo. Attenzione, non è la panacea per tutte le disfunzioni, per quelle ci vorrebbe un approccio globale fatto di rieducazione posturale innanzitutto, di rivisitazione degli stili di vita e di una costante pratica di qualche disciplina olistica, anche se il functional training in un certo senso è già una disciplina olistica e le stesse pratiche olistiche possono avere un taglio funzionale, ma pure su questo tornerò in futuro.

 E così fra capacità motorie sensoriali e spazio temporali, catene crociate, riattivazione del nucleo centrale, sistemi integrati e via discorrendo, il corpo si riorganizza su tutti i piani dello spazio, attiva i muscoli al momento giusto, nell’ ordine giusto e con la forza appropriata. Di conseguenza risultati anche sul piano estetico, armonia delle forme, movimenti più eleganti ed ergonomici. Per non parlare dell’ impatto metabolico generato dagli esercizi ad alta sinergia che si traduce in un notevole dispendio energetico e in una evidente trasformazione di massa grassa in massa magra. In più varietà, gratificazione e divertimento.

 Insomma questa macchina umana, apparentemente contraddittoria, delicato equlibrio fra il troppo e il troppo poco, capace di autoregolarsi ma anche di sabotarsi, , sofisticata intelligenza che a volte sembra ritorcersi contro se stessa, superlativo sistema integrato adesso  chiaro e subito dopo oscuro, va studiata certo, conosciuta, ma soprattutto non bisognerebbe mai cessare di ascoltarla!

Mi piace concludere citando Nietzsche per poter riprendere l’ argomento esattamente dalla stessa considerazione: “C’è più ragione in questo tuo corpo che nella tua miglior sapienza”.

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Photo credit: Nyko_86 / Foter / CC BY-NC-SA
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