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ASCOLTARE IL CORPO E VIVERLO – APPUNTI DI LABORATORIO  (parte I°)

Ecco qualche passaggio cruciale estrapolato dagli appunti di alcuni dei miei workshop e delle mie performance, momenti di confronto costruttivo nonchè focolai di approfondimenti e nuove acquisizioni in un territorio nel quale non c’è mai fine all’adattamento.

L’OSSIMORO

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“Non ambire alla forma, incarnala. Non cercare di esprimere, esprimi. Non sforzarti di erigerti, erigiti. Un corpo deciso agisce, non decide di agire. L’ossimoro grammaticale con forma passiva e significato attivo rivela una vitale disponibilità all’azione celata da una cortina di inerzia. In realtà coniuga in sè azione e passione, maschio e femmina, vigore e grazia. Finchè sarai diviso fra il volere e il fare non esisterà apertura e nessun libero fluire. L’elaborazione di tecniche sofisticate, di precetti artistici o di strategie posturali è il frutto di un acrobatico desiderio di trasmettere un’esperienza che può solo essere ‘agita’. Posso creare condizioni, fornirti strumenti, indicarti sentieri, ma la pratica non si insegna. Appartiene a te e ai segreti del tuo tempio; alla polvere del teatri, all’odore dei tatami, all’umido degli scantinati e alle ‘fissazioni’ del tuo soma, ma anche alla brezza mattutina, al profumo in riva al mare, al tepore del giardino e alla tua tensegrità. E dalla tranquillità di quel silenzio interiore emergerà la tua azione più decisa.” (Da ‘LA DANZA DELLE SPADE’ di Gerardo Martino – fra Grotowski, Decroux, l’ antropologia teatrale e la riprogrammazione posturale attraverso l’arte del corpo – Performer Gerardo Martino, foto di Eugenio Messia).

OLTRE

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“Di gambe e di spada si può affrontare il mondo certamente non per una stupida vittoria, piuttosto per cercar bellezza, mettere in circolo energia, essere nell’attimo irripetibile. Perchè i nuovi guerrieri saranno coloro i quali avranno sprigionato un’energia ogni giorno più dolce che mai sarà stata dispersa nel vento in quanto avrà gettato le basi di una nuova umanità. Al di là delle mode e della voglia di uniformarsi, al di là di ogni divisa, al di là del denaro e di ogni potere, al di là dell’ ostentazione, al di là dei titoli, al di là dei protocolli e delle assolute verità, al di là dell’ego”. (dal workshop ‘IL CORPO COME POESIA E STRUMENTO TERAPEUTICO’ – Teatro Gregorio Rocco, Sant’ Anastasia, Napoli, maggio 2014)

FINO ALLA DODICESIMA COSTOLA

“E’ sulla dodicesima costola che focalizzeremo la nostra attenzione e su tutta la fascia da essa interessata. Integreremo il respiro postero laterale appreso nelle sperimentazioni precedenti con le flesso torsioni decompensate, insistendo sull’ aspirazione diaframmatica e cercando di salvaguardare quanto più possibile l’allungamento assiale. Non solo perchè è proprio nell’area delle costole fluttuanti che si esprime appieno il respiro globale, ma perchè in questa zona troviamo esternamente delle catene muscolari che, decorrendo diagonalmente, collegano la parte anteriore della cavità addominale con la gabbia toracica e, internamente, degli strati muscolari più profondi che uniscono la dodicesima costola con il margine superiore del bacino. Tutto ciò fa sì che proprio questo segmento corporeo costituisca un importante elemento di coniugazione fra due grandi cavità interne oltre naturalmente a interessare il “core” che, come abbiamo già visto, è in grado di fornire un valido sostegno posturale.

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Certamente il chitarrista trarrà enorme giovamento da queste manovre, se non altro a causa della sua seduta che spesso inficia la funzionalità del tratto in questione. In realtà, nel quotidiano, ogni individuo può trarne beneficio e non solo per una questione respiratoria, ma perchè proprio sopra la dodicesima costola il diaframma disegna la sua cupola, mobilizzando i reni con la medesima azione di pompaggio destinata agli organi della cavità addominale; e un rene ostacolato nella propria mobilità, o addirittura abbassato, può entrare in attrito con la fascia del muscolo psoas adiacente e, non scivolando con fluidità, altera gli equilibri tensori sul lato anteriore della colonna vertebrale nel suo segmento lombare creando tensioni compensative in altre parti del corpo.” (da ‘LA POSTURA DEL CHITARRISTA – strategie di consapevolezza corporea per una rieducazione globale degli strumentisti – Studi A.MA.Records, Bari, aprile 2015 – workshop teorico pratico condotto da Gerardo Martino, body worker, personal trainer, voice trainer, responsabile nazionale IPS Wellness Posturale e dai maestri Carmelo Imbesi e Carmen Zangarà, docenti di chitarra presso il conservatorio P.I. Tchaikowsky, dottori in Discipline Musicali, fondatori dell’ Accademia Chitarristica Johann Kaspar Mertz)

IL FRATE CAMPANARO

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“E’ il movimento del bacino a fare la differenza in questo esercizio che ho codificato come “Il frate campanaro”. Si va in anteroversione quando si afferra la fune della campana in alto a destra con la mano sinistra sulla destra associandovi l’inspirazione posteriore che abbiamo precedentemente sperimentato in ginocchio. Piedi più larghi delle spalle e illici allineati con le rotule. La gamba sinistra è flessa facendo attenzione a non pronare il piede (insistendo perciò col contatto del minulo sinistro sul pavimento); la gamba destra è distesa; lo sguardo è rigorosamente rivolto alla campana; nei limiti del possibile sinfisi pubica, ombelico, plesso solare e incisura giugulare allineati con lo sguardo; tuberosità ischiatiche lontane fra loro e triangolo anale del pavimento pelvico rilassato. Dopo un attimo di apnea inspiratoria, contraendo braccia e pettorali, tiriamo la fune con energia ma lentamente, riallineando le anche, avvicinando le mani alla cresta iliaca destra e contraendo i glutei con l’ inevitabile impulso di retroversione associato a questa azione. Lo svuotamento totale della gabbia toracica e la risalita del diaframma saranno una cosa sola con l’emissione del suono appreso nell’esercizio precedente il cui risuonatore sarà postero inferiore, localizzato nei reni, quasi nei genitali. Gli sfinteri si contraggono e l’ombelico si avvicina alla colonna fino all’aspirazione totale dell’addome. Una manciata di secondi in apnea espiratoria e siamo pronti per ripartire specularmente dall’altro lato. Il primo chakra è collocato alla base della colonna vertebrale tra l’ano e i genitali; è associato alla ghiandole surrenali e interessa il rachide, i reni, la vescica, i genitali, l’ultimo tratto del colon, le gambe e i piedi; ci connette atavicamente con l’esistenza terrena e perciò con la sopravvivenza e la voglia fisica di essere. Il secondo chakra invece è situato appena sotto l’ombelico ed è associato alle gonadi; interessa il sistema riproduttivo, la pancia, il nervo sciatico e le vertebre lombari; ci connette con l’istinto, il piacere, la bellezza, l’intuizione, la creatività e l’emozionalità. In realtà questo “frate campanaro” non stimola solo i primi due chakra ma, come abbiamo sperimentato attraverso l’integrazione della voce, delle abilità posturali e delle sottili strategie di riorganizzazione recettoriale, si rivela un esercizio globale che oltre a coinvolgere gli altri chakra, in particolare il terzo e il quinto, scioglie le tensioni nel dorso, stira gli ischiocrurali, mobilizza le sacro iliache e detende la catena anteromediale.” (Dagli appunti di laboratorio de “I 7 CHAKRA E LE 7 GHIANDOLE ENDOCRINE – seminario teorico pratico sull’utilizzo del movimento e del cibo per stimolare l’attività delle ghiandole regolatrici della salute” condotto da Gerardo Martino body worker, personal trainer, voice trainer e da Antonio Legrottaglie osteopata; buffet a cura dello chef Antonella Colucci. Luglio-agosto-settembre 2013, Selva di Fasano)

L’OCCHIO MALANDRINO

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“…e saranno ancora gli occhi a tradirci con la loro ostinazione nel volerci ancorare al mondo, andando ben oltre la funzione di metterci in contatto con l’ambiente, sostituendosi addirittura ad altri organismi deputati alla stabilizzazione. Ma saranno quei suoni lontani a venirci in aiuto, le voci remote, il fruscio delle foglie o quei tintinnii di ignota provenienza. Non lasciamoceli sfuggire. La periferia dell’apparato vestibolare è interconnessa con le strutture sensoriali dell’apparato uditivo in quanto gli organi recettoriali di entrambi hanno la stessa origine embrionale, il placode otico; e per di più sono collocate insieme nel labirinto. Proviamo ora a rilassare gli archi plantari e sperimentiamo quanto questa operazione sia molto più facile di prima. Ma soprattutto come, nonostante gli occhi chiusi e una superficie d’appoggio così ristretta, ciò si riveli sorprendentemente necessario quanto naturale; e come ancora tutto questo renda più spontanea l’apertura costale, il respiro posteriore e l’inevitabile e involontaria attivazione del corsetto interno. E’ qui che cercheremo la stabilità, oltre naturalmente che nei piedi finalmente padroni dei recettori dell’equilibrio e della pressione. E non c’è più sbilanciamento. E se riapriamo gli occhi e riportiamo i piedi nella posizione iniziale, integrando questo esperimento con le altre acquisizioni, potremo notare come sia svanita la tensione nei muscoli posturali della colonna e come, riprendendo a camminare, ci serva meno sforzo per fare un passo avanti. Ma procediamo per gradi.” (dal workshop “PIEDE, OCCHIO, ORECCHIO INTERNO:RIORGANIZZARNE L’INTERAZIONE PER ACQUISIRE UNA POSTURA SANA” – Rococò, Martina Franca, agosto 2014.)

EQUILIBRIO CHE SI PUO’

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“Non è vero che per mantenersi meglio in equilibrio bisogna fissare un punto focalizzando sullo stesso la massima concentrazione! Una volta assunta la posizione monopodalica dell’albero proviamo a lasciar andare lo sguardo senza inibire la visione periferica. Questo attiverà il nostro cervello rettile, sede degli automatismi, attingendo dalla nostra più atavica memoria corporea per acquisire un equilibrio più sano, espandendo la nostra più sottile percezione sensoriale. Probabilmente qualcuno avvertirà una maggiore distensione della pelle del viso o di tutto il corpo, altri più fluidità nel respiro, altri ancora maggiore sensazione di allungamento. Ma le sensazioni sono soggettive e l’una non esclude l’altra anzi, si richiamano a vicenda. Se consentiamo alle dita dell’unico piede d’appoggio di allungarsi dolcemente sul pavimento come lombrichi, allontanando con decisione il pavimento e cercando ulteriormente il soffitto con la sommità del capo, l’inevitabile scoliosi cui la posizione ci costringe svanirà come d’incanto, le costole sembreranno sospese tra cielo e terra e tutti i diaframmi del corpo saranno in comunicazione tra loro lasciando fluire la forza di gravità lungo il nostro asse longitudinale. Sperimentiamo adesso una parziale, ma davvero parziale contrazione della zona sottombelicale del trasverso tirandola in dentro a partire dolcemente, quasi impercettibilmente, dal perineo. E’ qui che potreste cercare quel “focus” che prima delegavate agli occhi per mantenervi in equilibrio. Che siate attori o impiegati, atleti o sedentari, musicisti, casalinghe, operai o qualsiasi altra cosa, se riuscite nelle vostre azioni quotidiane a mettere in pratica questo piccolo accorgimento vi ritroverete molto più centrati, stabili e al tempo stesso rilassati. Sentite quanto piacevole è il disimpegno che si genera in altre zone del corpo reclutate inutilmente e con maggior dispendio energetico, con tensioni diffuse ovunque. Sì, perchè ogni impegno eccessivo dei muscoli oculari si propagherà ai muscoli suboccipitali e di lì alla mandibola, alla gola, alle spalle, al diaframma e al pavimento pelvico, arrivando persino ai piedi sbilanciando un po’ indietro il peso del corpo e riducendo la fisiologica curva lombare. Ma adesso torniamo al ‘suono del rene’ per integrarlo col lavoro fatto fin qui.” (da ‘IL CORPO COME POESIA E STRUMENTO TERAPEUTICO’ – workshop intensivo condotto da Gerardo Martino body worker, personal trainer, voice trainer, performer. responsabile nazionale IPS wellness posturale e dalla dott.ssa Maria Gabriella Bruno biologa, posturologa, fisioterapista, naturopata – Teatro Gregorio Rocco, Sant’ Anastasia, Napoli, maggio 2014)

VIA LE RAGNATELE!

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“E liberi, finalmente, romperemo ogni indugio, usciremo dagli schemi, strapperemo le ragnatele delle nostre retrazioni e al di là di ogni inutile e impossibile definizione di postura, sperimenteremo il cambiamento, danzeremo nel corpo ancor prima di muoverci, offriremo al mondo la nostra sicurezza con le inamovibili fondamenta del nostro tempio e i suoi scuri spalancati. Nel ritmo, nel respiro, nel movimento tridimensionale coglieremo la freschezza dello spazio e la solidità del terreno, consapevoli del vigore e della fluidità, senza dover decidere, senza dover forzare, senza dover pensare”. (dal workshop “IL CORPO COME POESIA E STRUMENTO TERAPEUTICO” – appunti IPS Postural Training).

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